( da Strill.it)
di Claudio Cordova - Vanno tutti a giudizio gli imputati (oltre sessanta) che hanno deciso di essere giudicati con il rito ordinario nell’ambito del processo “All inside”, condotto dalla Dda di Reggio Calabria: sarà, dunque, il Tribunale di Palmi a giudicarli.
La decisione è stata presa dal Gup di Reggio Calabria.
A rispondere di reati che vanno dall’associazione mafiosa al favoreggiamento un’ottantina di uomini e di donne, ritenuti a vario titolo organici alla potente cosca Pesce di Rosarno: l’indagine “All inside” fu spezzata in due tronconi che portarono a due maxiretate eseguite dall’Arma dei Carabinieri nell’aprile e nel novembre 2010 (nella foto la conferenza stampa della seconda tranche). Secondo quanto emerso dalle indagini, la cosca Pesce controllava, direttamente o indirettamente, gran parte delle attività imprenditoriali e commerciali della zona, soffocando, di fatto, la libera imprenditoria dell’hinterland rosarnese. Così come emerso, peraltro, dall’odierna operazione di sequestro beni denominata “All clean”.
Quaranta fermi furono operati ad aprile, allorquando gli investigatori sequestrarono anche un’emittente radiofonica, Radio Olimpia, che sarebbe servita alla comunicazione tra i boss, detenuti in carcere, e i familiari e gli affiliati: attraverso la programmazione di una o dell’altra canzone, infatti, venivano, di fatto, recapitati ai capibastone in galera messaggi relativi alle attività della famiglia o agli introiti economici. Un vero e proprio sistema cifrato. La radio, infatti, interveniva quando le donne, protagoniste nell’inchiesta, non riuscivano a svolgere il loro consueto ruolo di “postine” tra la realtà carceraria e il mondo esterno. In manette finì anche Domenico Varrà, presidente della Rosarnese, la squadra di calcio del paese, che sarebbe stata sotto il diretto controllo della cosca Pesce, tanto che il presidente onorario era lo stesso Francesco Pesce, ritenuto personaggio ai vertici dell’organizzazione.
Alcuni mesi dopo, invece, nell’elenco dei ventiquattro arrestati finirono anche due Carabinieri, Carmelo Luciano e Giuseppe Gaglioti. Per i due un’accusa gravissima: concorso esterno in associazione mafiosa, avrebbero “passato” importanti particolari d’indagine agli affiliati. Un agente della Polizia Penitenziaria, Eligio Auddino, attualmente in pensione, venne invece arrestato con l’accusa di corruzione: l’uomo avrebbe reso meno traumatica la detenzione carceraria degli esponenti del clan. Ruolo strategico, ancora una volta, per le donne: nell’elenco delle persone arrestate, infatti, figura anche Carmelina Capria, moglie di Antonio Pesce, classe 1953, detto “u testuni”. La donna avrebbe avuto il compito di trasmettere all’esterno del carcere le disposizioni impartite dal marito agli altri affiliati: oltre al ruolo di “portavoce”, rivestito anche da Mariagrazia Pesce, la Capria avrebbe avuto anche il ruolo di cassiera del clan.
Circostanza assai significativa nell’indagine, coordinata dai sostituti procuratori della Dda Roberto Di Palma, Alessandra Cerreti e Giuseppe Bontempo, con la supervisione del procuratore aggiunto Michele Prestipino, la decisione di Giuseppina Pesce, componente di una delle più note famiglie della ‘ndrangheta, di fare il grande salto di passare dalla parte della giustizia, iniziando a collaborare. “Dichiarazioni analitiche e dettagliate”. Così viene definito dagli investigatori, nel decreto di fermo, il contributo offerto dalla giovane donna, figlia di Salvatore Pesce, che, però, nel corso dell’ultimo interrogatorio, ha deciso di non collaborare più con gli inquirenti.
Rinviati a giudizio, dunque, nonostante le richieste delle difese di “non luogo a procedere”, oltre sessanta individui, uomini e donne: Signorino Armeli, Marco Bassolamento, Giuseppa Bonarrigo, Carmelina Capria, Giovanna Ciurlo, Michele Cuppari, Francesco D’Agostino, Francesco Di Marte, Giuseppe Di Marte, Angela Ferraro, Giuseppe Ferraro, Mario Ferraro, Giuseppe Filardo, Andrea Fortugno, Domenico Fortugno, Giuseppe Gaglioti, Maria Carmela Garruzzo, Rocco Giovinazzo, Giovanna Iulio, Maria Concetta Larocca, Domenico Leotta, Claudio Lucia, Carmelo Luciano, Roberto Matalone, Giuseppe Mazzeo, Teresa Mazzuoccolo, Maria Grazia Messina, Salvatore Michelizzi, Yuri Odierna, Mario Palaia, Rocco Palaia, Erminda Paterna, Antonino Pesce, Francesco Pesce (classe 1978), Francesco Pesce (classe 1979), Francesco Pesce (classe 1984), Francesco Pesce (classe 1987), Francesco Pesce (classe 1988), Giuseppe Pesce (classe 1980), Giuseppina Pesce (ex collaboratrice di giustizia), Marcello Pesce, Maria Grazia Pesce, Marina Pesce, Rocco Pesce (1957), Rocco Pesce (classe 1984), Salvatore Pesce, Alberto Petullà, Salvatore Rachele, Franco Rao, Rocco Rao, Giuseppe Raso, Serenella Rustico Fedele, Francesco Saffioti, Domenico Sibio, Angela Staltari, Antonino Staltari, Maria Stanganelli, Ettore Maria Antonio Tassi, Antonino Tirintino, Daniela Tirintino, Giuseppe Valenzise, Domenico Varrà, Michelangelo Zagami, Alessandro Maria Zagarella.
Il 7 giugno, invece, inizierà il processo per coloro che hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato: Lucio Aliberti, Domenico Arena, Lidia Arena, Eligio Auddino, Elvira Mubarakshina, Rocco Carbone, Salvatore Consiglio, Claudio D’Agostino, Francesco Giovinazzo, Vincenzo Pesce (classe 1959), Vincenzo Pesce (classe 1986), Giovanni Romano, Francesca Zungri.